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Dal
latino CUM (con) e FRATER (fratello), le Confraternite,
sono associazioni di laici aventi fini di pietà, di culto o di
beneficenza. Differiscono dalle associazioni monastiche, in quanto i
consoci o fratelli non sono obbligati a vita comune, non emettono voti,
e non impiegano tutta la loro attività individuale e il loro patrimonio
per il raggiungimento del fine del sodalizio ma si riuniscono solo di
tanto in tanto per le pratiche di culto e per l’esercizio di opere di
pietà. Assai incerta è la loro origine: alcuni vogliono farle risalire
ai primi secoli del cristianesimo, altri forse con maggior fondamento,
al Sec. XIII, in cui, per la profonda influenza esercitata dai movimenti
mistici (principalmente Flagellanti, Disciplinanti e Battuti) lo spirito
di associazione religiosa si manifestò vivissimo in ogni classe di
cittadini. Nella società medioevale, l’essere umano si affidava alle
Confraternite, inizialmente formate da abitanti dello stesso luogo o
borgo, per ottenere la salvezza dell’anima. Da queste non soltanto
preghiere ma opere di pietà cristiana improduttive da un punto di vista
economico (oggi potremmo definirle associazioni no-profit) ma
straordinariamente produttive da un punto di vista spirituale: questo
era lo spirito che realmente animava il movimento Confraternale.
Un forte sviluppo a
questo movimento lo diede la Controriforma (XVI secolo) la
quale affermò l’universalità delle Confraternite in tutto il mondo
Cristiano coinvolgendole verso i problemi della società dell’epoca. Fra
queste necessità, scaturito dalla miseria, c’era sicuramente il problema
dei morti abbandonati, soprattutto durante le frequenti epidemie (come
la tremenda peste del 1448).
L’occasione ispiratrice di una
Confraternita che come fine principale si prefigesse proprio il
seppellimento cristiano dei cadaveri abbandonati e il suffragio per le
anime sembra potersi ricercare in un fatto storico ben preciso. Narrano
le cronache dell’epoca:
“Nell’anno di nostra
salute 1527 sotto il Pontificato di Clemente VII ebbe origine per
la prima volta la Venerabile Compagnia della Morte e ciò fu per il
funestissimo avvenimento accaduto a Roma per il sacco datogli dalle
truppe di Carlo di Borbone nemico giurato dei Vicari di Gesù Cristo;
mentre tante furono le scelleraggini che commisero quella masnada di
genti, che non possono raccontarsi senza raccapriccio e rossore”.
Nel 1539 si arriva alla
costituzione della Compagnia della Morte e nel 1552 con l’approv azione
dello Statuto da parte del Papa Giulio III,
inizia l’attività riconosciuta della Confraternita che nel 1560 Papa
Pio IV la eleverà al rango di Arciconfraternita. L’Arciconfraternita
dunque fu caratterizzata nei secoli dal suo principale fine:
l’associazione dei cadaveri abbandonati, e a salvaguardia di questo che
poi divenne un privilegio, ottenne diversi riconoscimenti e conferme sin
dai tempi di Papa Pio IV. La costituzione in Civitavecchia della
Confraternita della Morte ed Orazione certamente risale ai primi anni
del XVII secolo. La nascita ufficiale avvenne il 2 Giugno 1612, questa
data viene attestata negli atti della visita pastorale che il Rev.mo
Giulio Lauro di Capaccio, Protonotario Apostolico e Vicario Generale del
Vescovo di Viterbo, Tiberio Muti fece in Civitavecchia e con l’atto di
aggregazione emanato dall’Arciconfraternita di Roma. Tale atto in parte
recitava:
”….furono accettate e
aggregate le infrascritte Compagnie forestiere nuove aggregate cioè la
Compagnia della Morte eretta nella Chiesa di S. Maria nella terra di
Civitavecchia, Diocesi di Viterbo”
L’esercizio delle opere di
misericordia e principalmente quella di seppellire i morti dà molto
credito alla Confraternita. I confratelli, infatti, provvedevano a dare
degna sepoltura e suffragio ai cadaveri rinvenuti abbandonati fuori le
mura cittadine o dispersi in mare e trasportati sulle spiagge. Con il
secolo XIX arrivarono le truppe francesi ed insieme ad esse anche i
provvedimenti innovativi che il nuovo regime aveva imposto. Il divieto
di seppellire i cadaveri nelle chiese ma soltanto in circoscritti luoghi
all’aperto e lontano dagli agglomerati urbani, è fra quelli che
intaccavano un privilegio secolare della Confraternita. La restaurazione
(orientativamente dal 1814 al 1848), non aveva mutato le pratiche di
sepoltura e lo Stato Pontificio, nel 1836, confermò tali disposizioni.
In seguito, le cose peggiorarono ulteriormente sia a causa delle nuove
leggi dello Stato Italiano in materia di igiene pubblica sia a causa
degli eventi politici e sociali che ormai stavano portando l’Europa
verso la prima guerra mondiale. La grande guerra trovò le Confraternite
con pochi mezzi, le sottrasse molti confratelli e le debilitò
ulteriormente da un punto di vista economico, specialmente nei decenni
successivi al conflitto. Anche gli anni della seconda guerra mondiale
furono un periodo molto duro segnato dalla miseria e dalla disperazione.
I numerosi bombardamenti della città di Civitavecchia iniziati alle
15:15 del 14 maggio 1943, lasciarono una ferita profonda sulla città e
nel cuore di tutti i suoi abitanti minando tutte quelle attività
sociali che non erano strettamente collegate alla sopravvivenza
individuale o familiare. All’interno della Confraternita, come in ogni
organismo giunto agli ultimi stadi della propria esistenza, si
registrarono disordini ed incomprensioni che richiesero molto spesso
l’invio di un Commissario da parte dell’ Autorità Ecclesiastica. Questa
fase culminò l’8 Maggio 1955 quando,
il Commissario Comm. Giulio Romiti lesse il decreto di S.E. Mons. Giulio
Bianconi che ordinava lo scioglimento della Confraternita di Santa
Maria dell’Orazione e Morte di Civitavecchia. Nel verbale di quella
riunione si legge che:
“…I
fratelli spiacenti per lo scioglimento della Confraternita, ma
ossequienti alle disposizioni di S.E. Mons. Vescovo, dichiarano di
restare fedeli allo Statuto della medesima Confraternita e confermano la
loro volontà di fare del loro possibile perché la Confraternita riprenda
quanto prima le Sue attività e la vita religiosa di cui fu tanto
benemerita per il passato…..”
Con questo spirito
all’inizio degli anni ’90, un gruppo di laici ha intrapreso un cammino
di recupero della storia, delle tradizioni e della vita spirituale della
Confraternita che ha portato grazie alla sensibilità e all’impegno del
nostro Vescovo S.E. Mons. Girolamo Grillo alla ricostituzione ed al
riconoscimento canonico, il 21 settembre del 1997, della Confraternita
di Santa Maria dell’Orazione e Morte di Civitavecchia.
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